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  • pietro possenti

Il virus delle ingiustizie: così l’emergenza ha messo in ginocchio i più deboli


Come la crisi è stata ingiusta, andando a colpire con più ferocia alcune categorie risparmiandone altre, altrettanto lo sarà la ripresa, più agevole per qualcuno e molto meno per altri. Una tendenza che sta emergendo non solo in Italia ma nel mondo intero, a partire da quegli Stati Uniti che, a causa della particolarità del loro sistema di ammortizzatori sociali, fanno emergere il trend senza filtri. Il New York Times ha pubblicato in queste ore uno studio, ripreso anche da Repubblica, secondo il quale il taglio dei consumi “ricchi”, che garantiscono il reddito a molti lavoratori a basso reddito, non farà che aumenterà le già esistenti disparità.

I ricchi sparsi per il territorio statunitense hanno ridotto, nel mese di marzo, i propri consumi del 31%, mentre il quartile di popolazione dove rientra la fascia più povera li ha diminuiti del 27%. In Italia si sono mossi più o meno nella stessa direzione i banchieri Fabio Innocenzi e Pietro Modiano, che hanno realizzato uno studio a parte dai dati Istat e Confcommercio: la perdita di Pil per i mesi di fermo sarebbe pari a 80 miliardi di euro, per 60 dovuto al crollo dei consumi privati.

In questo scenario particolarmente drammatico, le categorie più colpite (autonomi, esercenti, piccoli imprenditori, contratti a termine, dipendenti in cassa integrazione) hanno visto il loro reddito ridotto di tre volte, con perdite medie di 4.500 euro in due mesi. Questo li ha spinti anche a limitare i consumi (da 77,5 a 51,5 miliardi) e per finanziarli hanno dovuto intaccare i propri risparmi. Dati che confermano come i più colpiti dall’emergenza coronavirus siano proprio i soggetti meno forti: Bankitalia, non a caso, ha tracciato un quadro piuttosto difficile soprattutto per quei 200 mila nuclei famigliari già “finanziariamente vulnerabili” nel 2018.E così, in attesa di interventi incisivi da parte di un governo che continua a promettere fiumi di soldi in arrivo senza però mai iniettare davvero liquidità preziosa nelle tasche degli imprenditori, ecco che a farsi avanti è la criminalità organizzata. Secondo Confcommercio il 10% delle 270 mila aziende che opera nel settore del commercio e dei servizi è oggi esposto al rischio usura e riciclaggio. Il tutto mentre i dati di Transcrime segnalano passaggi di proprietà sospetti già avvenuti durante l’emergenza. A rimetterci, in un modo o nell’altro, sono insomma sempre più deboli: alcuni hanno già ceduto, altri resistono nell’attesa che qualcuno si accorga di loro.


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