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  • pietro possenti

Il Conte bis lavora (quasi) solo di notte: altro che governo “alla luce del sole”


Un governo che lavora sempre più spesso di notte, probabilmente per volontà del suo stesso premier Giuseppe Conte. Che d’altronde, costretto a fare i conti con una maggioranza sempre meno coesa, sfrutta il fascino innegabile di Morfeo, sempre più attraente col passare delle ore, per spingere gli alleati a comportarsi come tali, riporre le reciproche antipatie e trovare un’intesa che dia il via al fatidico “liberi tutti” e permetta finalmente ai protagonisti di vertici e riunioni di correre a nanna. Un copione che si ripete sempre più spesso, con tanto di cornetti che arrivano a notte fonda a dar manforte quando si va troppo per le lunghe.

Conte ha ormai stabilito che i passaggi più spinosi, come appunto l’accordo con i Benetton, vengano affrontati di notte, lasciando alla luce del sole i dossier meno impegnativi. Era stato così anche al momento di limare il rapporto deficit-Pil per andare incontro alle richieste di Bruxelles, con il faccia a faccia tra le anime dell’esecutivo andato in scena quando i bambini erano già a letto da un pezzo. Non è la prima volta, per carità, che nella storia della politica italiana ci si affida alla protezione delle tenebre per operare. Anzi. Ma di sicuro in questo caso le riflessioni da fare sono diverse.

Se è vero che il Movimento Cinque Stelle ha ormai abbandonato la coerenza, con una lista di promesse fatte e poi tradite ormai di dimensioni gargantuesche, altrettanto vero è che non può non balzare agli occhi l’incompatibilità tra un governo che vive di incontri lontano dalla luce del sole e chi, fino a qualche mese fa, invocava il principio della più totale trasparenza. Si era parlato di streaming sempre e comunque, per far vedere ai cittadini, con i propri occhi, ogni passaggio chiave della vita politica pentastellata. E invece, ancora una volta, ci si è ritrovati a indossare i costumi del vecchio establishment, prendendo confidenza con orari più da vampiro che da parlamentare.

Non mancano i fiumi di aneddoti, per la gioia della stampa: il Corriere della Sera racconta, per esempio, del presidente del Molise Donato Toma impegnato a suonare la chitarra in un momento morto, spingendo altri presenti a intonare in coro qualche celebre hit della musica nostrana. La trasparenza, invece, è stata sacrificata sull’altare di una stabilità possibile soltanto di notte.


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