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Disabilità e Lavoro


"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro"

l'articolo 1 avvia la costituzione italiana, facendo un quadro chiaro di un paese in cui ognuno ha diritto al lavoro, inteso come la colonna portante dell'Italia democratica. In Italia viene riconosciuto a tutti i cittadini il diritto al lavoro promuovendone le condizioni che rendano operante tale diritto. In Italia il lavoro non si limita ad essere un diritto, ma esso è anche un dovere, in quanto il lavoro diventa mezzo nelle mani di ogni cittadino affinché, nel rispetto delle proprie possibilità, possa concorrere al progresso della società.

Sempre in Italia, la situazione lavorativa dei cittadini ci mostra una realtà lacrimevole, in cui si vive il completo abbandono dello stato. Si vive in un paese in cui il datore di lavoro, per sottrarsi alle numerose ed insostenibili tasse imposte dallo stato, dichiara ai lavoratori uno stipendio pari a meno della metà di quello effettivo pagato a nero.

Ancora numerosi sono i disoccupati e ancora in tanti, in seguito alla chiusura forzata delle attività commerciali dovuta dall'emergenza sanitaria, sono in attesa della famigerata ed infelice cassa integrazione.

Il lavoro oltre a rappresentare un mezzo per guadagnarsi da vivere, esso rappresenta un momento di realizzazione personale, fonte di rapporti sociali e possibilità di indipendenza.

La legge 68/99 prevede a livello regionale e provinciale la promozione dell'inserimento lavorativo delle persone con disabilità, attraverso un collocamento mirato e servizi di sostegno i quali promuovono interventi volti a favorire l'inserimento lavorativo dei soggetti disabili.

Un cittadino disabile riscontra maggiori difficoltà nell'inserirsi nel mondo lavorativo. Mariapia, una ragazza disabile con un curriculum lodevole e laureata in Giurisprudenza, ci parla dell'ardua impresa di trovare lavoro, racconta come il lavoro si trasformi prima del tempo in fatica dal momento in cui diventa affannoso trovarne uno gratificante.

Mariapia nel raccontarci la sua caccia al tesoro si definisce appartenente ad una "categoria non protetta". Riferendosi alla legge 68/99 Mariapia afferma: "inizialmente pensavo che questa legge mi avrebbe agevolato nella ricerca di lavoro, eppure di fatto non è così. Mi sono scontrata ben presto con una dura realtà, quella del nostro paese, che conosciamo un po’ tutti. Riscoprendomi quindi categoria non protetta ".

Nel pieno rispetto della legge 68/99 anche il settore privato dovrebbe teoricamente concedere pari e concrete opportunità lavorative. Le aziende private hanno l'obbligo di assumere un numero previsto dalla legge di lavoratori disabili, ma spesso avviene che vengono assunti candidati con disabilità lieve e con una mobilità autonoma. In tal modo viene meno il principio delle pari opportunità.

A riguardo Mariapia afferma: "per l’accesso al lavoro nelle pubbliche amministrazioni è necessario superare un concorso pubblico, dopodiché si procede all'assunzione del lavoratore disabile, cosa diversa accade invece per le aziende del settore privato. Non tutte sono disponibili ad accogliere un disabile per motivi prettamente pratici come la presenza di barriere architettoniche che per essere abbattute richiedono un investimento economico alle aziende ". Continua: "In questi anni di ricerca mi sono confrontata con le varie agenzie per il lavoro, specializzate all'inserimento lavorativo sul territorio, esse spesso dimostravano superficialità, mancata professionalità e soprattutto disattenzione rispetto alle esigenze del candidato, da parte dei vari selezionatori ".

Quando le è stato chiesto se avesse qualcosa da dire ai datori di lavoro, Mariapia ha risposto: "Considerato il benessere che può derivare da una posizione lavorativa soddisfacente, allo stato in primis e ai datori di lavoro coraggiosi ed intelligenti, vorrei proporre una visione diversa della disabilità, che può essere considerata risorsa e non problema".

Mariapia definisce "coraggiosi " i datori di lavoro disposti ad assumere un cittadino in condizione di disabilità, atteggiamento che dovrebbe essere naturale, che non abbia bisogno di coraggio o di un'intelligenza soprannaturale.

Attraverso le parole di Mariapia si evince quanto il nostro paese sia paralizzante per la creatività, la riuscita e l'evoluzione personale del singolo cittadino. Non è la disabilità fisica il vero ostacolo quanto i conflitti d'interesse da parte di mentalità mediocri, si tratta di diritti umani e non di pietà.

Decade, spesso, il concetto di uguaglianza inteso secondo la filosofia illuminista, per cui l'uguaglianza è il presupposto per l'evoluzione dell'individuo e nessun uomo può essere causa della fine di un altro. Oggi, ripercorrendo il pensiero di Erich Fromm, l'uguaglianza è diventata uniformità di uomini che hanno le stesse idee, gli stessi divertimenti ed interessi.

Uomini privi della possibilità di una nuova e più ampia prospettiva, che includa il prossimo con i suoi bisogni ed esigenze e che possa, ad esempio, vedere la disabilità da una prospettiva positiva e di conseguenza integrante.


Emma Saraiello


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